Archivio Riflessioni


PATRIMONIALE E TASSAZIONE DEGLI IMMOBILI


Ha senso chiedersi se la tassazione sugli immobili costituisce una imposta patrimoniale ? Certo che ha senso: perché una patrimoniale, appena evocata, è immediatamente percepita iniqua in quanto tassa la ricchezza.
Qui non è in discussione la potestà impositiva dello stato o l’opportunità politica di una scelta di scienza delle finanze, ma la quantità e qualità del carico fiscale; allora vediamo di esplorarlo con un esempio cavia.

Assumiamo come cavia un ipotetico ufficio nel centro di Torino, di 400 metri quadri; le tariffe OMI (Osservatorio del Mercato Immobiliare a cura dell’Agenzia delle Entrate) ci dicono che il valore di mercato varia da 1.200 a 2.300 euro al metro quadro ed il valore di locazione varia da 6,10 a 11,50 euro/mese al metro quadro. Sviluppando una situazione media avremmo che l’immobile vale 800 mila euro e potrebbe produrre un reddito (canone di locazione) di 48 mila euro (una redditività lorda del 6%.
Sull’immobile detenuto sono dovute al comune IMU e TASI (o l’una o l’altra od entrambe, secondo i comuni) da calcolarsi sulla rendita catastale nonché le imposte sul Reddito da computarsi sul Reddito da locazione.
Analizzando un possibile inquadramento catastale avremmo un onere di 14,2 mila euro dovuto al comune, il che significa 36 euro al metro quadro; ciò significa che in 56 anni ripago l’intero immobile al comune: non è una patrimoniale, di fatto, questa ?
Ma non basta: sul reddito, il percettore ipotizzato persona fisica, paga imposte che (se fosse nella fascia massima di scaglione) ammonterebbero a 21,6 mila euro ai quali sommati i tributi comunali per 14,2 mila euro determinano un carico fiscale di 35,8 mila euro cioè il 75% del reddito.
Dunque un soggetto che investe 800 mila euro, può assicurarsi una redditività netta di 12 mila euro cioè l’1,5%: come dovremmo definirla questa situazione ?

Qualcuno potrebbe obiettare che la banca dati OMI, proprio perché si basa su atti registrati, non è rappresentativa del reale andamento del mercato; la visione di altri listini o borsini, desunti dalla rete, ci porta a ritenere però i dati OMI sufficientemente attendibili. Comunque se vogliamo ipotizzare che tali dati siano sottostimati del 20% (di più non sarebbe credibile) e ricalcoliamo i driver sopra esposti avremo che l’immobile lo ripaghiamo per intero in 70 anni anziché 56 e che l’onerosità fiscale è del 69% anziché del 75%.

Perché non chiediamo in massa un nuovo classamento volto ad ottenere rendite catastali, più basse ed aderenti ai valori di questo mercato depresso, quanto meno per sgonfiare IMU e TASI o c’è rischio che i comuni innalzino le aliquote ?
Troppa, troppa, troppa pazienza dobbiamo avere ! Finché non si inizia a potare l’albero delle Tasse, questo crescerà sempre a dismisura e finché non si tarano le Entrate sul volume delle Uscite e non viceversa, il risultato sarà sempre questo: ma è un’altra storia.
Marco Savio.



Ma il Lavoro, c’è o manca ?


 

Spesso, istintivamente, si associa l’aumento del tasso di disoccupazione al cattivo andamento dell’economia; talvolta i media usano risultati statistici con finalità poco nobili di influenza su taluni ceti.
Il tasso di occupazione misura il rapporto tra occupati e popolazione; ma nella popolazione ci sono le fasce giovanili ed anziane che lavorare non possono e valutarle non è semplice; se dicono che il tasso di occupazione è diminuito si percepisce una negatività perché immaginiamo che il tasso di disoccupazione sia salito.

Errore, perché il tasso di disoccupazione non è il complemento a cento del tasso di occupazione; è formato dal rapporto tra le persone in cerca di lavoro e la forza lavoro che è data dalla sommatoria di disoccupati ed occupati. Ben si comprende come numeratore e denominatore non siano di facile misurazione, per cui il tasso può “muovere” ma non essere rappresentativo di una situazione reale.
Sempre istintivamente pensiamo che in presenza di un elevato tasso di disoccupazione sia semplice ed immediato reperire manodopera da far lavorare; ciò anche senza approfonditi studi su Marx o Keynes ed il serbatoio costituito “dalle braccia di riserva”. (altro…)


IL PANINO DELLA COLAZIONE


Ma quanto costa la colazione al Bar: o meglio quanto costa al chilo ciò che mangiate ?
Più della pasticceria !

(altro…)


AIUTARE I GIOVANI A FARE IMPRESA


I professionisti dell’area contabile-economico-giuridica hanno una responsabilità sociale nei confronti del sistema paese e segnatamente nei confronti dei giovani; nell’articolo che segue mi propongo e propongo ai colleghi che vorranno seguirmi una opportunità per aiutare i giovani che intendono fare impresa.

(altro…)


IL LAVORO CAMBIA: QUANTI SE NE ACCORGONO ?


Il lavoro intellettuale prevale sul manuale; non è più collegato ad una scrivania ma ad una connessione; nel lavoro si tende a vendere il risultato prima del tempo: quanti se ne accorgono ? ecco ciò che ho pubblicato sull’argomento.

IL MONDO CAMBIA – NUOVI PARADIGMI DEL LAVORO


PERCHE’ AI PROFESSIONISTI CONVIENE ASSOCIARSI


Ho pubblicato questo articolo sul mio blog e desidero, qui riprenderlo, perché ritengo sia utile a convincere gli scettici.

PROFESSIONISTI AGGREGARSI PER CRESCERE


FARE SOCIETA’ TRA SCONOSCIUTI E’ POSSIBILE ?


Il tema di fare società per aumentare la capacità di lavoro, nonché migliorare la disponibilità di capitali è un argomento vivo soprattutto se non si hanno contatti disponibili nell’ambito delle proprie conoscenze. Con l’articolo che ho pubblicato sul blog “moderatamente.net” ho cercato di dare una visione per ampliare l’orizzonte di opportunità per associarsi.

UN CONCEPT PER AGGREGARSI E LAVORARE INSIEME


NEGOZIANTE QUESTO SCONOSCIUTO


Ma il Negoziante è uno speculatore di cui diffidare od un alleato del Consumatore ?

Cerco di esprimermi per i non addetti ai lavori.
È un luogo comune ritenere, da parte di molti consumatori, che il negoziante sia un profittatore perché uno che vende al doppio del prezzo d’acquisto, “chissà quanti soldi si fa quello lì !”. Il consumatore si forma questo immaginario perché spesso vede, durante i saldi, i prezzi di vendita (nelle vetrine) crollare a metà od anche meno e semplificando ipotizza che a mercato normale vi sia il raddoppio dei prezzi divendita rispetto all’acquisto.

In effetti è vero, il negoziante per agevolare i propri calcoli applica al prezzo d’acquisto, netto da IVA, un coefficiente per determinare il prezzo di vendita. Per esempio nel settore abbigliamento è frequentemente utilizzato il coefficiente 2,5: cioè un capo acquistato a 60,00 euro è venduto a 150,00 euro (60 x 2,5) IVA compresa ovviamente. Se da 150,00 scorporiamo l’IVA otteniamo un netto ricavo di 122,95 il che significa che è stato applicato un ricarico del 104,9%, praticamente il doppio.

(altro…)


Buoni Pasto elettronici: Cosa cambia dal 1 Luglio 2015


Dal 1 luglio 2015 un emendamento alla legge di Stabilità sancisce l’aumento del valore esentasse del buono pasto elettronico, passando dunque da € 5,29 a € 7,00.

L’aumento della deducibilità ha un duplice scopo: elevare il valore medio nazionale del buono equiparandolo alla media europea, che da tempo si aggira attorno ai 7 euro, e rendere il mercato sempre più digitale.

La norma, è doveroso specificarlo, ha efficacia a regime soltanto a con esclusivo riferimento al cosiddetto ticket elettronico.

(altro…)


Vetrina Riflessioni

  • PATRIMONIALE E TASSAZIONE DEGLI IMMOBILI

    Ha senso chiedersi se la tassazione sugli immobili costituisce una imposta patrimoniale ? Certo che ha senso: perché una patrimoniale, appena evocata, è immediatamente percepita iniqua in quanto tassa la ricchezza.
    Qui non è in discussione la potestà impositiva dello stato o l’opportunità politica di una scelta di scienza delle finanze, ma la quantità e qualità del carico fiscale; allora vediamo di esplorarlo con un esempio cavia.

    Assumiamo come cavia un ipotetico ufficio nel centro di Torino, di 400 metri quadri; le tariffe OMI (Osservatorio del Mercato Immobiliare a cura dell’Agenzia delle Entrate) ci dicono che il valore di mercato varia da 1.200 a 2.300 euro al metro quadro ed il valore di locazione varia da 6,10 a 11,50 euro/mese al metro quadro. Sviluppando una situazione media avremmo che l’immobile vale 800 mila euro e potrebbe produrre un reddito (canone di locazione) di 48 mila euro (una redditività lorda del 6%.
    Sull’immobile detenuto sono dovute al comune IMU e TASI (o l’una o l’altra od entrambe, secondo i comuni) da calcolarsi sulla rendita catastale nonché le imposte sul Reddito da computarsi sul Reddito da locazione.
    Analizzando un possibile inquadramento catastale avremmo un onere di 14,2 mila euro dovuto al comune, il che significa 36 euro al metro quadro; ciò significa che in 56 anni ripago l’intero immobile al comune: non è una patrimoniale, di fatto, questa ?
    Ma non basta: sul reddito, il percettore ipotizzato persona fisica, paga imposte che (se fosse nella fascia massima di scaglione) ammonterebbero a 21,6 mila euro ai quali sommati i tributi comunali per 14,2 mila euro determinano un carico fiscale di 35,8 mila euro cioè il 75% del reddito.
    Dunque un soggetto che investe 800 mila euro, può assicurarsi una redditività netta di 12 mila euro cioè l’1,5%: come dovremmo definirla questa situazione ?

    Qualcuno potrebbe obiettare che la banca dati OMI, proprio perché si basa su atti registrati, non è rappresentativa del reale andamento del mercato; la visione di altri listini o borsini, desunti dalla rete, ci porta a ritenere però i dati OMI sufficientemente attendibili. Comunque se vogliamo ipotizzare che tali dati siano sottostimati del 20% (di più non sarebbe credibile) e ricalcoliamo i driver sopra esposti avremo che l’immobile lo ripaghiamo per intero in 70 anni anziché 56 e che l’onerosità fiscale è del 69% anziché del 75%.

    Perché non chiediamo in massa un nuovo classamento volto ad ottenere rendite catastali, più basse ed aderenti ai valori di questo mercato depresso, quanto meno per sgonfiare IMU e TASI o c’è rischio che i comuni innalzino le aliquote ?
    Troppa, troppa, troppa pazienza dobbiamo avere ! Finché non si inizia a potare l’albero delle Tasse, questo crescerà sempre a dismisura e finché non si tarano le Entrate sul volume delle Uscite e non viceversa, il risultato sarà sempre questo: ma è un’altra storia.
    Marco Savio.


Vetrina Prodotti

  • ARTUFFO

    1919 – 2019: ARTUFFO MODELLISMO,
    DA 100 ANNI IN CORSO GIULIO CESARE 82 A TORINO

    Una tradizione che è arrivata alla quarta generazione.
    Si è chiuso un cerchio, da Giovanni a Giovanni. Dal bisnonno – classe 1893 – al nipote – classe 1985.
    L’attività è stata potenziata a partire dagli anni ’60 dai nonni Giuseppe e Celestina, attraverso lavoro e dedizione, che hanno trasformato il ‘bazar’ del nonno Giovanni in un negozio specializzato in modellismo statico e dinamico.

    Il modellismo ferroviario è sempre stato il nostro fiore all’occhiello, per questa ragione nel 2010 abbiamo registrato il nostro marchio Artuffo Torino per la produzione di modelli di precisione in ottone dalla tiratura limitata.

     

    (Leggi l’articolo completo…)


Vetrina Curiosità

  • È finito negli SPAM: perché, cosa vuol dire

    Carne di maiale (89%), prosciutto (2%), sale, amido, acqua, zucchero, spezie, il tutto tritato ed inscatolato: è un composto inventato negli USA nel 1937, definito SPICED HAM ovvero prosciutto (2% ?!) speziato ovvero più semplicemente SPAM, come sintetizza la scatoletta.

    Diffuso in epoca di guerra tra i civili, a causa del razionamento, era il pasto quotidiano dei militari USA (dal romanzo La Pelle di Curzio Malaparte).

    Una inaspettata popolarità deriva allo SPAM da uno sketch (denominato SPAM) degli anni settanta: una coppia di vichinghi atterrata in un PUB chiede da mangiare ed una cameriera si prodiga ad offrireSPAM“: “uova e SPAM“, “uova pancetta e SPAM“, “uova pancetta salsiccia e SPAM“, “SPAM uova SPAM SPAM pancetta e SPAM” il tutto condito da un motivetto che ripete SPAM, SPAM etc.

    L’acronimo, per traslazione, ha finito per indicare qualcosa di qualità non eccelsa, iper diffuso e, perché no, indesiderato.

    Quando INTERNET è esondata sull’umanità e le cassette di posta elettronica hanno iniziato a riempirsi di “porcherie” ecco apparire i filtri spazzini che provvedono a “spammare” i messaggi indesiderati: ecco che si dice che alcuni messaggi sono finiti negli SPAM.



Sintesix S.a.s. - Via Montevecchio, 11 - 10128 TORINO (TO)
Tel: 011 50.70.211 | Telefax: 011 50.70.299 | E-mail: segreteria@sintesix.it


Designed and hosted by Mavida snc