L’UNITÀ ATOMICA DELL’INFORMATICA, è un BIT !

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BIT è una crasi di due acronimi e sta per “binary digit”; esso identifica l’infinitamente piccolo dell’informatica; una manciata di BIT, poi, costituisce un Byte che è il codice degli apparati informatici per comunicare, così come gli alfabeti, coi loro significanti semantici, sono il codice degli uomini, per comunicare.

BIT è fortemente connaturato all’uomo: può essere acceso (uno) oppure spento (zero), quindi, perché è una dicotomia come lo sono il giorno e la notte, il bene e il male, il maschile e il femminile, la materia e lo spirito, il concreto e l’astratto e quant’altro si contrappone senza fine, ma non è un duale.

BIT è un atomo che viene da lontano: venne Pascal e lasciò traccia ma non bastò, venne von Leibniz e lasciò traccia ma non bastò, venne Volta (e lì furono in tanti sia prima, sia dopo di Lui) e lasciò traccia ma non bastò, venne Boole e lasciò traccia ma non bastò, poi vennero i ragazzi di Los Alamos (con una mission completamente diversa) e posero una piccola pietra ma miliare, per un inizio.

Poi ne vennero ancora molti ed altri ne verranno; non ostante nomi altisonanti come Steve Job o Bill Gate furono e sono solo staffette di una lunga corsa che ancora non ci ha svelato il progetto completo.

BIT è l’inizio di questo progetto.

L’opera è stata realizzata da Marco SAVIO, in due esemplari uno per lo studio SINTESIX e l’altro per l’amico Fabrizio TONINELLI. Ciascuna contiene 256 BIT e consente di rappresentare, in caratteri ASCII cioè come “legge la macchina”, una frase di 32 caratteri.

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Vetrina Riflessioni

  • PATRIMONIALE E TASSAZIONE DEGLI IMMOBILI

    Ha senso chiedersi se la tassazione sugli immobili costituisce una imposta patrimoniale ? Certo che ha senso: perché una patrimoniale, appena evocata, è immediatamente percepita iniqua in quanto tassa la ricchezza.
    Qui non è in discussione la potestà impositiva dello stato o l’opportunità politica di una scelta di scienza delle finanze, ma la quantità e qualità del carico fiscale; allora vediamo di esplorarlo con un esempio cavia.

    Assumiamo come cavia un ipotetico ufficio nel centro di Torino, di 400 metri quadri; le tariffe OMI (Osservatorio del Mercato Immobiliare a cura dell’Agenzia delle Entrate) ci dicono che il valore di mercato varia da 1.200 a 2.300 euro al metro quadro ed il valore di locazione varia da 6,10 a 11,50 euro/mese al metro quadro. Sviluppando una situazione media avremmo che l’immobile vale 800 mila euro e potrebbe produrre un reddito (canone di locazione) di 48 mila euro (una redditività lorda del 6%.
    Sull’immobile detenuto sono dovute al comune IMU e TASI (o l’una o l’altra od entrambe, secondo i comuni) da calcolarsi sulla rendita catastale nonché le imposte sul Reddito da computarsi sul Reddito da locazione.
    Analizzando un possibile inquadramento catastale avremmo un onere di 14,2 mila euro dovuto al comune, il che significa 36 euro al metro quadro; ciò significa che in 56 anni ripago l’intero immobile al comune: non è una patrimoniale, di fatto, questa ?
    Ma non basta: sul reddito, il percettore ipotizzato persona fisica, paga imposte che (se fosse nella fascia massima di scaglione) ammonterebbero a 21,6 mila euro ai quali sommati i tributi comunali per 14,2 mila euro determinano un carico fiscale di 35,8 mila euro cioè il 75% del reddito.
    Dunque un soggetto che investe 800 mila euro, può assicurarsi una redditività netta di 12 mila euro cioè l’1,5%: come dovremmo definirla questa situazione ?

    Qualcuno potrebbe obiettare che la banca dati OMI, proprio perché si basa su atti registrati, non è rappresentativa del reale andamento del mercato; la visione di altri listini o borsini, desunti dalla rete, ci porta a ritenere però i dati OMI sufficientemente attendibili. Comunque se vogliamo ipotizzare che tali dati siano sottostimati del 20% (di più non sarebbe credibile) e ricalcoliamo i driver sopra esposti avremo che l’immobile lo ripaghiamo per intero in 70 anni anziché 56 e che l’onerosità fiscale è del 69% anziché del 75%.

    Perché non chiediamo in massa un nuovo classamento volto ad ottenere rendite catastali, più basse ed aderenti ai valori di questo mercato depresso, quanto meno per sgonfiare IMU e TASI o c’è rischio che i comuni innalzino le aliquote ?
    Troppa, troppa, troppa pazienza dobbiamo avere ! Finché non si inizia a potare l’albero delle Tasse, questo crescerà sempre a dismisura e finché non si tarano le Entrate sul volume delle Uscite e non viceversa, il risultato sarà sempre questo: ma è un’altra storia.
    Marco Savio.


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  • ARTUFFO

    1919 – 2019: ARTUFFO MODELLISMO,
    DA 100 ANNI IN CORSO GIULIO CESARE 82 A TORINO

    Una tradizione che è arrivata alla quarta generazione.
    Si è chiuso un cerchio, da Giovanni a Giovanni. Dal bisnonno – classe 1893 – al nipote – classe 1985.
    L’attività è stata potenziata a partire dagli anni ’60 dai nonni Giuseppe e Celestina, attraverso lavoro e dedizione, che hanno trasformato il ‘bazar’ del nonno Giovanni in un negozio specializzato in modellismo statico e dinamico.

    Il modellismo ferroviario è sempre stato il nostro fiore all’occhiello, per questa ragione nel 2010 abbiamo registrato il nostro marchio Artuffo Torino per la produzione di modelli di precisione in ottone dalla tiratura limitata.

     

    (Leggi l’articolo completo…)


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  • È finito negli SPAM: perché, cosa vuol dire

    Carne di maiale (89%), prosciutto (2%), sale, amido, acqua, zucchero, spezie, il tutto tritato ed inscatolato: è un composto inventato negli USA nel 1937, definito SPICED HAM ovvero prosciutto (2% ?!) speziato ovvero più semplicemente SPAM, come sintetizza la scatoletta.

    Diffuso in epoca di guerra tra i civili, a causa del razionamento, era il pasto quotidiano dei militari USA (dal romanzo La Pelle di Curzio Malaparte).

    Una inaspettata popolarità deriva allo SPAM da uno sketch (denominato SPAM) degli anni settanta: una coppia di vichinghi atterrata in un PUB chiede da mangiare ed una cameriera si prodiga ad offrireSPAM“: “uova e SPAM“, “uova pancetta e SPAM“, “uova pancetta salsiccia e SPAM“, “SPAM uova SPAM SPAM pancetta e SPAM” il tutto condito da un motivetto che ripete SPAM, SPAM etc.

    L’acronimo, per traslazione, ha finito per indicare qualcosa di qualità non eccelsa, iper diffuso e, perché no, indesiderato.

    Quando INTERNET è esondata sull’umanità e le cassette di posta elettronica hanno iniziato a riempirsi di “porcherie” ecco apparire i filtri spazzini che provvedono a “spammare” i messaggi indesiderati: ecco che si dice che alcuni messaggi sono finiti negli SPAM.



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